Il castello blu – Lucy Maud Montgomery

Il castello blu

Autore: Lucy Maud Montgomery. Una donna che non ebbe vita facile e che solo nella scrittura e nell’esprimere la sua fantasia, trovava sollievo ai suoi tormenti. Anne dei tetti verdi è il suo libro più conosciuto.

Editore: Jo March

 

Nell’immaginaria cittadina di Deerwood, situata nella provincia canadese dell’Ontario, vive la famiglia Stirling.

Valancy ne fa parte. E’ una ragazza di 29 anni, a modo, educata ed assolutamente in linea con l’atteggiamento ed il comportamento richiesti dalla società dell’epoca, ma è terribilmente triste

“…era sola, indesiderata, sgradita; l’unica ragazza modesta in un gruppo di persone belle,una donna senza passato e senza futuro…la vita le appariva tediosa e insulsa…non sembravano esserci prospettive di cambiamento fino al giorno in cui sarebbe diventata una solitaria e piccola foglia avvizzita, attaccata a un ramo invernale.”

La storia si apre al suo risveglio, in una stanza grigia e spoglia con qualche vecchio ritratto di antenati talmente brutti da non poter essere messi in mostra in salotto. L’ambiente è desolato, come l’animo di Valancy. Vive con la madre e la zia che la controllano con ossessione e la riprendono per nulla. La sua vita è senza amici, senza un marito e nemmeno corteggiatori.

Valancy è insicura  e teme sia la disapprovazione che il confronto con gli altri. Questo suo atteggiamento condiscendente e mite la rende bersaglio ridicolizzato dai parenti che la considerano una zitella insignificante e senza speranza.

“Paura del malumore materno; paura di offendere…paura di diventare un bersaglio per il disprezzo…paura dei mordaci commenti…paura di offendere le opinioni e i pregiudizi dell’intero clan…paura di non salvare le apparenze…”

 

Per sfuggire a tutto questo Valancy usa la fantasia. Nella sua mente c’è un bellissimo castello blu dove non c’è spazio per angherie e rimproveri, dove non si giudica e si può essere sé stessi. Il castello è l’unico posto dove la ragazza può vivere al suo ritmo e sulla base dei suoi desideri. Qui le regole sociali e l’etichetta non ingessano l’uomo, né il buon costume lo rende schiavo. Nel castello blu la creatività e la diversità non sono un difetto né una malattia.

Eppure il giorno del suo compleanno Valancy non trova conforto neanche nel suo castello e si rende conto di non avere vie di fuga non solo nel presente ma neanche nel futuro.

Una diagnosi di una terribile malattia cardiaca e lo spettro di una morte imminente però ribaltano la situazione. Proprio il breve tempo che le resta da vivere diventa per Valancy la molla che la spinge oltre la paura e le dà quel coraggio necessario a sfidare i giudizi e liberarsi delle catene familiari. Decide così di lasciare la triste e tetra casa materna alla ricerca del castello blu.

Valancy comincia a vivere.

Come prima cosa decide di offrirsi come governante di Abel Gay, un vecchio e scorbutico tuttofare spesso ubriaco, e di accudire la figlia Cecil ormai in fin di vita. Nella landa desolata, dove vivono le persone meno abbienti, Valancy si sente utile e si prende cura della casa e delle persone che vi abitano come mai si credeva capace.

In barba al decoro che ci si aspetta da una donna dell’epoca, Valancy poi si sposa con Barney Snaith, un ambiguo personaggio su cui circolano le più disparate e malevole voci, che vive isolato da tutti in un cottage circondato dall’acqua.

Questa piccola e modesta dimora immersa in una natura mozzafiato è il castello blu che Valancy ha tante volte immaginato.

Il paesaggio è bello, ogni giorno i due sposini fanno passeggiati in verdi boschi, incontaminate radure, gite sul lago, escursioni in canoa, nuotate in acque cristalline e non hanno orari né condizioni da rispettare. Parlano se ne hanno voglia oppure si godono il silenzio ed i rumori quieti di madre natura. Tempo e spazio sono sospesi e Valancy scopre quanto può essere gustosa la vita e quanto abbia da offrirle. La sua vecchia casa e la sua famiglia sono soltanto un lontano ricordo.

Nella bellezza di una simile rinascita Valancy scopre l’amore per un uomo così simile a lei, che ha sfidato il perbenismo borghese e che nasconde segreti inimmaginabili.

La scoperta di questi e soprattutto una rivelazione stravolgente portano la nuova Valancy a incontrarsi nuovamente con quella vecchia e triste che aveva lasciato ad Elm steet. Le “due ragazze”, nel profondo dell’animo, si scrutano ognuna indecisa se lasciare spazio all’altra.

La forza dei sentimenti buoni si farà rumorosamente strada verso la casa materna sfidando i pregiudizi e rivendicando a piena voce ciò che gli appartiene.

Si chiude così una storia dolce che parla  di una felicità nascosta ma poi dirompente. Una storia che parla di un’eroina sui generis che ridisegna il suo destino con il proprio carattere ed impugnando la spada della libertà.

Valancy e la sua improvvisa voglia di vivere, di esprimersi e di essere sé stessa rappresentano la capacità che abbiamo di godere del presente se abbiamo un limite di tempo contato quando invece dovremmo agire così a prescindere.

” Trascorsero un delizioso Natale. Nessuna fretta. Nessuna corsa. Nessun minuzioso tentativo di arrivare alla fine del mese. Nessun pietoso sforzo di ricordare se avesse dato quello stesso regalo alla stessa persona due anni prima, nessuna calca per i regali dell’ultimo minuto, nessuna spaventosa riunione di famiglia durante la quale sarebbe rimasta seduta  muta e insignificante, nessuna crisi di nervi”

 

La famiglia è chiamata clan durante tutta la storia per sottolinearne il disamore e la grettezza di persone che pensano solo alla finzione sociale, all’apparire.

I dialoghi tra la protagonista ed i membri del clan infatti esprimono l’assurdità di un’epoca in cui le esigenze mentali, emozionali e fisiche di una donna devono essere messe a tacere.

Etichettata come scrittrice per ragazzi, all’inizio la Montgomery non ebbe successo con questo suo libro. Solo molto più tardi emerse l’attualità dell’argomento trattato ma soprattutto la sua originalità. La trama inverosimile, il comportamento di Valancy così buffo, a volte e sopra le righe, sono una denuncia di come venivano considerate le donne negli anni venti.

Una lettura sorprendente, terribilmente piacevole e di compagnia. Un’ironia sottile ma spietata che non può che farci tifare per questa bruttina ma fantasiosa ragazza che scandalizza la società anche solo con un colore di cappello diverso.

I pregiudizi di allora sono gli stessi di oggi solamente che trovano altri bersagli da colpire. Ognuno di noi ha un po’ di Valancy dentro sé, la voglia di potersi esprimere liberamente, la capacità di dire ciò che si pensa, il desideri di gettare via la maschera ed essere liberi di essere.

Perché in fondo, se ci pensiamo bene, anche dai più piccoli imbarazzi nascono le prigioni sociali. Come ci ricorda la nostra protagonista…

“La più grande felicità – disse improvvisamente e distintamente… – è starnutire quando ne abbiamo voglia”

Consigliatissimo a chi vuole scoprire una scrittrice che ha pagato un prezzo troppo alto per il suo primo successo; a chi vuole una lettura dai contenuti reali ma addolcita di fantasia. A chi cerca un romanzo piacevole e leggero, ricco di arguzia. A chi cerca una storia d’amore che non sia la solita e che sorprenda per originalità.

 

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