Un’estate in montagna – Elizabeth Von Arnim

Titolo: Un’estate in montagna

Autore: Elizabeth Von Arnim. Pseudonimo di Mary Annette Beauchamp, nacque in Australia da una famiglia benestante e visse a Londra, in Germania, in Polonia ed infine in America. Si è sposata due volte ed è stata madre di 5 figli. Fazi ha curato diversi suoi scritti arricchendoli con copertine sempre deliziose-

Editore: Fazi

 

  • Copertina: ♥♥♥♥♥/5
  • Storia: ♥♥♥♥♥/5
  • Stile: ♥♥♥♥♥/5

 

 

La montagna, con i suoi spazi immensi, le sue distese incontaminate, i suoi colori così vivi e lucidi da sembrare appena pennellati.

In questo paradiso di quiete si rifugia una donna che porta nel cuore il ricordo degli orrori di una guerra ormai finita. Una guerra che si è lasciata dietro morte e cenere.

Trascorre le sue giornate in silenzio, in compagnia dei suoi ricordi.

Il desiderio di dare voce al suo stato d’animo e di non sentirsi sola la spinge a scrivere un diario, a plasmare in parole, sentimenti e pensieri.

Questa donna è Elizabeth.

Ci racconta di essere arrivata al suo chalet come un animale ferito ed essere stata per due settimane senza fare nulla, semplicemente sdraiata al sole.

“La mia baita con il suo giardino si trova proprio sul ciglio della montagna, e lo spazio vuoto tra noi e la montagna di fronte trabocca di luce azzurro viola dall’alba al tramonto, mentre di notte il fondovalle sembra un mare in cui le luci del villaggio tremolano come stelle riflesse”

Ci immaginiamo una donna inglese, colta, elegante e sobria, che si lascia scorrere le giornate addosso trovando un appiglio per andare avanti, per essere nuovamente felice.

Siamo nell’estate che segue la fine della prima guerra mondiale. Tutto sembra perduto, irrecuperabile.

Eppure un tempo quella casetta meravigliosa era stata teatro di risate, divertimento, passatempi e ore liete.

I protagonisti di quello spettacolo non sappiamo chi siano, la guerra si è portata via anche i loro nomi.

Avete mai scritto un diario? E’ come avere un caro amico, sempre vicino, sempre disponibile, che ci accoglie a braccia aperte qualsiasi cosa vogliamo dirgli.

Ma non è solo questo.

Un diario è anche una foto dei nostri pensieri, che a distanza di anni possiamo riprendere in mano, per non dimenticarli.

Questo fa Elizabeth. Felice di uscire dalla tristezza della guerra, scrive di getto e assapora la bellezza delle piccole cosse.

Questo qui è proprio un diario delle piccole cose, di quelle sfumature che passano inosservate ma sono mattoncini della nostra quotidianità. Una colazione appena preparata, un tramonto rosato, un fiore nuovo in giardino…

Questa quiete poi viene spezzata come d’incanto ma da qualcosa di bello ed inaspettato. In un giorno speciale, dove sembra che i ricordi brutti pesino più del solito, Elizabeth fa uno strano incontro a cui si appiglia con tutte le sue forze. Lo trattiene, lo prolunga in tutti i modi.

Due curiose donne si avvicinano per chiedere un’informazione e già questo è un balsamo lenitivo per alleviare il silenzio assordante delle numerose camere vuote dello chalet.

Così Elizabeth affida il suo cuore nelle mani di Kitty, composta e seria, e Dolly, solare e sorridente.

Emerge dirompente la profonda cicatrice che nel libro, come nella realtà, Elizabeth ha vissuto con la guerra. Il senso di fugacità della vita, la necessità di accantonare ogni riserva ed ogni lentezza per godere della compagnia reciproca.

Con uno spirito rinnovato e fiducioso nel futuro, la donna apre le braccia alle sue ospiti.

“Ora vedo la bellezza con una nuova sensibilità, con un nuovo stupore, come chi, dopo un lungo periodo di incubi notturni, un giorno si sveglia e scopre che il delirio è passato”

Come ci si comporta con due estranee in casa? Fare la padrona di casa, prestare attenzione ai particolari, prodigarsi in cure e gentilezze quanto può durare senza pesare?

Elizabeth attraversa solo momentaneamente questa insofferenza perché intenta a scoprire chi siano realmente le due donne e quale passato le ha segnate tanto da essere taciuto.

Nel verde bosco svizzero, lontano dai rumori artificiali della città, un trio singolare impara a conoscersi, scopre segreti inconfessabili e decide se le convenzioni e l’etichetta siano più importanti di un’amicizia sincera.

E quando tutto sembra aver raggiunto il giusto equilibrio, un uomo si staglia all’orizzonte portando con sé un’alta moralità che non può essere ignorata.

 

 

A 1500 metri di altitudine, in un cottage ai piedi di una montagna, vicino ad un bosco di larici, la vita si rinnova, lo spirito si rigenera e l’aria frizzante ridesta le idee.

Il ritmo lento, vincolato a quello della natura, pone l’attenzione sulle piccole cose, sugli impercettibili gesti.

Questo libro ci ha trasportate in una vacanza che amiamo. Condividiamo con la protagonista lo stesso amore per i paesaggi silenziosi, per i colori di madre natura che sembrano pennellate di tempera.

La montagna seda i brutti pensieri, rilassa i nervi e predispone alla serenità..

Il diario all’inizio è un po’ lento, quasi monotono ma volutamente. Elizabeth cerca la ripetizione, l’inedia, proprio per silenziare le sue sofferenze da cui rifugge come una malattia.

Poi arrivano due figure, il diversivo, contatto con l’umanità perduta. Lo spirito della donna vuole rimettersi in gioco, riprendere a sorridere con leggerezza ed uscire dal torpore.

Il filo della storia si scopre avere mille nodi ed in mezzo a questi la Von Arnim semina preziosi titoli di letteratura, per noi ottimo spunto.

Stile pulito, scorrevole. Un modo di raccontarsi limpido, senza forzature.

Uno scenario meraviglioso che cattura metà dell’attenzione.

Della protagonista sappiamo solo frammenti; il suo passato rimane nell’ombra ma la bravura unica della Von Arnim è stata quella di soddisfare  le possibili domande del lettore senza mai dare risposte dirette e fornendo solo gli elementi realmente necessari.

Consigliato agli amanti della montagna, a chi crede nella magia e nelle trasformazioni che madre natura possa creare.  Adatto agli amanti della narrazione soggettiva che offre il diario di cui non tutti i lettori riescono ad apprezzarne i pregi

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