Figli e amanti di D.H.Lawrence

Titolo: Figli e amanti

Autore: D.H.Lawrence

Editore: Mondadori

Pagine: 585

Prezzo: noi abbiamo letto una edizione vintage del 1973. Nel titolo trovate il link per quella adesso in circolazione a eur 9.50 su IBS

  • Copertina: 4♥ su 5
  • Storia: 5♥ su 5
  • Stile: 5♥ su 5

 

Gertrude Morel, madre di Annie, William e il neonato Paul è una donna come tante che ha sposato solo sogni.

Il marito Walter è un povero minatore, ubriacone e disamorato che non si occupa minimamente della famiglia.
Nella casa fatiscente che li ospita si respira dignità ma anche una fortissima privazione che ha reso la donna amara e silenziosa e l’uomo scorbutico ed egoista.
Gertrude, impossibilità a trovare un appagamento emotivo nel consorte, lo rivolge ai figli che assumono inconsapevolmente il ruolo dell’amante platonico mancato.
Tra litigi per scellini spesi nella birra e sforzi per arrivare a fine mese, la prole cresce e gradualmente spicca il volo. Prima William, troppo assetato di esperienza per non essere sempre a rischio di guai, poi il timido e chiuso Paul che trova posto in una fabbrica. Infine Annie e la sorella.
La madre sempre mite, affaccendata ma con il cuore ai figli, non smette mai di pensarci e di darsi pena.
William le porterà dolore e vuoto, spingendola a una solitudine amara e creando uno strappo che sarà un collante indistruttibile con il secondogenito maschio: Paul
Questi, una volta adolescente, cerca intorno a sé quelle risposte e quelle soddisfazioni tipiche della sua giovane età.
Incontra così: Miriam
“Tutta la vita fisica di Miriam era negli occhi: occhi di solito cupi come una chiesa buia, ma che potevano accendersi di una luce d’incendio.”
Lawrence si sofferma molto su questa coppia a cui dedica numerose pagine del romanzo.
Il rapporto tra i due per lui diventa simbolo dell’antitesi tra amore spirituale e fisico laddove l’anima è attratta magneticamente verso un’altra ma senza alcuna scintilla corporea.
Miriam diventa un’ombra per Paul che la ama e la odia insieme, in un’onda di emozioni inarrestabili.
Lentamente viene fuori il contrasto, la dualità che si ritrova nel titolo stesso del romanzo: figli e amanti
Figli, che hanno assistito a matrimoni brutali dei propri genitori, che hanno visto la donna, la madre calpestata e per questo hanno maturato diffidenza e timore e per loro sarebbe più facile rinunciare che incorrere nel rimprovero di una donna in generale.
Piuttosto che replicare lo squallore matrimoniale vissuto in famiglia il protagonista preferirebbe rinunciare alla compagna e abbracciare il celibato.
Un’altra donna presto si affianca a Miriam. Meno spirituale ma anzi più fisica essa complicherà ancora di più la vita del ragazzo che continuamente cerca l’approvazione materna.
Tutta la storia gira intorno ad un quesito irrisolto ancora oggi: l’amore dovrebbe dare un senso di libertà o di dolce prigionia? Paul, è turbato è completamente assorbito da questo dilemma. Lo è tanto da non riuscire a lasciarsi andare, da rimanere sempre con il piede sospeso senza fare quel passo che farebbe la differenza.
Il corso naturale della vita e la sua inguaribile indecisione determineranno poi un futuro per lui con cui dovrà fare i conti con coraggio.
Un romanzo fortemente realista dove non solo il paesaggio assume i colori e le forme di una fotografia ma i personaggi sembrano respirare.
L’uso di alcuni dialoghi in dialetto contribuisce ancora di più a rendere quasi tangibili le immagini che leggiamo.
Una storia lenta, pacata che porta con sé drammaticità.
La figura di Paul Morel, nonostante non sia che marginale nella primissima parte del romanzo, diventa la chiave di volta delle dinamiche raccontate.
Su tutto e tutti aleggia la figura materna, generatrice e protettrice della famiglia, esempio di dedizione e sacrificio.
Il legame dei figli con la madre è viscerale.
Il nome di Gertrude viene riferito al lettore solo all’inizio. Dopo ciò il personaggio, cuore della storia, perde la sua individualità per assumere il ruolo materno per eccellenza.
Paul si fa portavoce di una intera generazione di cui ne esalta la sofferenza di dover scegliere e l’insofferenza di non sapere cosa. Il suo rapporto con Miriam, una ragazza taciturna e schiva, sarà gioia e tormento, portando al culmine il legame unico e non negoziabile con la madre.
Ci sono molti elementi autobiografici in questo romanzo.
Lawrence aveva perso il genitore, una donna a cui era legato in maniera esclusiva. Il forte senso di vuoto che seguì la perdita lo portò a rivedere gli anni della giovinezza, sentendo il bisogno di metterli su carta.
Malinconico e  sofferto, questo intreccio vola sempre basso, lascia in attesa di una svolta che non avverrà mai.
Ma in ciò non vi è nulla di negativo anzi, il tono pacato e le dinamiche si sposano splendidamente con l’intento dell’autore di creare un realismo molto intenso.
La crudezza della miseria familiare, degli ambienti, la mediocrità di alcune figure (come il padre)  fanno del romanzo una testimonianza del passato.
Ci ha fatto pensare a Zola ed ai suoi scorci senza filtri.
Vi chiama una Inghilterra rurale, tradizionalista, che ancora non si è fatta completamente trasformare dall’industrializzazione. Se sentite il fascino di una simile atmosfera allora questo romanzo giovanile di Lawrence è un esempio perfetto di scrittura realistica e sublime
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